La Ricarica

di Silvana Perut

 

Clelia era riuscita a sedersi a un bel tavolo del ristorante all’ultimo piano della Rinascente, è l’ora di pranzo e il posto è gradevolmente affollato, un piacevole brusio di sottofondo, rumore di stoviglie, profumo di cibo, i camerieri si muovono svelti tra tra la gente e davanti a lei le belle guglie del duomo si perdono nel cielo lattiginoso di febbraio. Si toglie il giaccone e appoggia la busta giallina sul tavolo.

È felice.

Ormai erano undici anni che aveva lasciato Roma:  quando la sua ditta aveva aperto una sede a Milano si era dovuta trasferire: o prendere o lasciare.

All’inizio era stata dura, le mancava la sua città, il suo tepore, la sua luce dorata,  il calore della sua gente, la famiglia….ma poi piano piano si era abituata al clima, al cibo, a quella parlata con le ” e” aperte, alla fretta, alla convivenza a tre in appartamentini da studenti da un capo all’altro della città .

Il  lavoro andava bene e aveva cominciato a conoscere gente, a uscire la sera: gli aperitivi, i cinema, le pizze, i week end al lago…aveva anche conosciuto qualche ragazzo, ma quando incontró Andrea le cose cambiarono completamente. Capì da subito che era una cosa seria e dopo neanche un anno erano già sposati.

“Buon giorno signora, vuole mangiare? Le porto il nostro menù ?”

“Si, grazie, ma aspetto mio marito per ordinare; è andato a fare una ricarica qui in giro e dovrebbe tornare a momenti. Intanto mi potrebbe portare una bottiglia di acqua minerale?”

Si, furono anni belli…finalmente un appartamentino tutto per loro da arredare coi mobili dell’ikea, le domeniche a letto, le vacanze in giro per l’Europa, gli amici, le feste e gli inviti, ma…….il tempo passava e bambini non ne arrivavano e lei era sempre più ansiosa e scontenta.

E poi è cominciata la trafila dei medici, delle cure, delle cliniche; erano andati persino in Svizzera: una delusione dietro l’altra e un fiume di soldi per niente. Alla fine erano capitati dal Dott. Ribelli , consigliato da una amica che era riuscita ad avere un bambino dopo quasi otto anni di tentativi inutili.

E adesso eccola li la busta gialla con dentro quel quadratino bianco e nero dove galleggiano dei puntini scuri…..ma com’è che Andrea ancora non arriva? Dove è andato a farla ‘sta ricarica? Si,grazie signorina, metta pure qui la bottiglia, cominciò ad avere un po’ fame!

Certo che fossero tre non se l’aspettavano! Tre lettini! Dove li avrebbero messi? È le carrozzelle? Ne esistevano da tre? Si sarebbero assomigliati o sarebbero stati tutti diversi? Maschi o femmine? Magari due e uno!

Doveva telefonare a sua madre e darle la notizia, chissà come l’avrebbe presa!? Cerca il cellulare in borsa, c’è un messaggio: ” Scusa Clelia, ma tre sono troppi, non ce la faccio, addio! ”

Cosa!? Scusa Clelia…scusa Clelia….scusa Clelia……,ma cosa vuol dire? Ma non può essere! Continua a rileggere… scusa Clelia….a un tratto le sembra che si siano spente le luci, si alza dal tavolo…

“Signora, scusi…”..e non ha  neanche pagato l’acqua minerale.